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Rassegna Stampa

Occidente in crisi di verità (da Corrispondenza Romana 23 giugno 2007)

Il prof. Roberto de Mattei, direttore di “Radici cristiane” e della nostra pubblicazione, ha tenuto a Salerno il 13 giugno scorso una conferenza sul tema Occidente in crisi di verità. La manifestazione, che ha visto la par-tecipazione di un un pubblico numeroso ed entusiasta, è stata promossa dall’Associazione culturale salernitana Veritatis Splendor e si è svolta nel Salone “Genovesi” della Camera di Commercio.
Ad introdurre il tema dell’incontro è stato il prof. Marco Di Matteo, Presidente dell’Associazione, il quale ha sottolineato lo scopo dell’iniziativa: sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità per il mondo occidenta-le di recuperare un orizzonte veritativo e denunciare i rischi del relativismo del nostro tempo.
Il prof. de Mattei, nella sua densa relazione, ha prima di tutto ripercorso le linee essenziali della costruzione dell’identità dell’Occidente, le cui radici affondano sia nella civiltà greco-romana che nella tradizione cristiana.
Successivamente, in diverse parti del suo intervento, ha citato Papa Benedetto XVI, richiamando l’importanza di “valori non negoziabili”, fondati su una verità oggettiva, e sottolineando come oggi il mondo occidentale non sia tanto minacciato da un nemico esterno, quanto da un nemico interno che sta divorando la nostra linfa intellettuale. Questo nemico è il processo di autodissoluzione della nostra cultura, della nostra tradi-zione, delle nostre certezze, innescato da una forma di relativismo cognitivo, morale e religioso, che può essere a pieno titolo definito come il “totalitarismo del XXI secolo”.
L’incontro, ripreso dalle emittenti televisive locali si è concluso con un dibattito, con numerose domande ri-volte al relatore che hanno toccato aspetti storici e filosofici della tematica trattata. (CR 998/06)

 

“La Divina commedia: poesia del movimento”
Il poeta Rondoni: “Dante è un uomo che ha preso sul serio la sua esperienza”
(
da 12mesi.it – 26.01.2008)
di Fabio Piemonte

In una affollatissima sala Molinari del convento di San Francesco in Salerno si è svolto il primo degli otto appuntamenti di una vera e propria rassegna dantesca, promossa dall’Associazione culturale “Veritatis splendor”, dal titolo: “All’Eterno dal tempo”.
A ridestare l’attenzione per il Sommo Poeta è stata l’accattivante e appassionata esposizione di Davide Rondoni, poeta e scrittore che tra le sue pubblicazioni, può vantare anche la cura dell’edizione BUR della “Commedia”. Ebbene egli ha brillantemente mostrato la tesi, secondo cui il poema dantesco sarebbe il poema del movimento.
Certo è anche abbastanza intuibile che nella “Divina Commedia” ci siano due movimenti: uno esteriore, che è poi il viaggio di Dante; e uno tutto interiore, che dal travaglio lo induce alla conversione. Ma qual è  il motore che innesca questi movimenti? È un fatto, la sua non rassegnazione alla morte di Beatrice: egli semplicemente non può credere di aver perso per sempre la sua amata, per cui intraprende un viaggio, proprio animato da tale desiderio di riveder gli occhi della sua donna.   
Infatti Montale ebbe a scrivere che “non si comprende la Commedia se non si comprende chi è Beatrice”.  Di qui la riflessione di Rondoni sul suo ruolo: ella non è un idolo, ma un “miracolo”, cioè una presenza che rimanda a Dio proprio nel suo essere “un pezzo di mondo”.
È un’esperienza d’amore talmente intesa che sembra che solo mediante lei Dante possa fare esperienza di Dio. In quest’ottica si coglie anche quel movimento contenutistico, che è la costante oscillazione tra fantasia e ricordo, realtà e mito; come quell’avventura linguistica che culmina nell’ultimo canto del Paradiso, dove il dire lascia spazio al non-dire, la parola al silenzio.
Quindi Rondoni allarga le sue considerazioni, soffermandosi sul senso stesso del far poesia, che dice “il segreto”, in quanto chi rimane colpito da un’esperienza forte, guarda poi diversamente le stesse cose. Infine Davide Rondoni, leggendo e commentando la preghiera alla Vergine e alcuni versi dell’ultimo canto del Paradiso, ha saputo coinvolgere emotivamente anche il pubblico giovanile, trasmettendo loro quell’amore per il capolavoro dantesco, che talvolta proprio gli stessi professori non riescono a comunicare.  

 

Il secondo appuntamento dei “Percorsi danteschi” a Salerno 
“L’amor che move il sole e l’altre stelle”: la struttura del cosmo dantesco
(da 12mesi.it – 17.02.2008)
di Fabio Piemonte

Al via il secondo appuntamento dei “Percorsi danteschi” a Salerno, promossi dall’Associazione culturale “Veritatis splendor”. Dopo aver ascoltato il poeta Davide Rondoni, ad intrattenere il folto pubblico presente nella cappella del SS. Rosario (adiacente alla parrocchia di San Domenico) è stato l’ingegnere Vito Calderaro, che ha magistralmente approfondito un’altra tematica squisitamente dantesca: la struttura della cosmologia medievale.
Come tutti sanno, al tempo di Dante era ancora in vigore il sistema aristotelico tolemaico, che voleva la terra ferma al centro dell’universo, in quanto al centro di essa vi sarebbe conficcato il diavolo. Secondo questa teoria geocentrica, sulla terra le cose si muoverebbero secondo un moto rettilineo, essendo costituite dei 4 elementi; nei cieli invece, secondo un movimento circolare, perfetto ed eterno, in quanto in essi vi abiterebbero sostanze costituite da una quintessenza, ossia l’etere. Al di là dell’ultimo cielo, quello delle stesse fisse, non si poteva andare perché si pensava vi fosse la sede di Dio, irraggiungibile. E invece Dante ha una grande intuizione, che lo porta a spingersi al di là di esso e passando per il Primo Mobile, cielo che riceve direttamente da Dio il movimento, per cui è il più veloce di tutti, giunge fino all’Empireo, dove abita Dio stesso.
A questo punto, deve constatare stupito il prof. Calderaro, che forse sono proprio queste annotazioni di carattere astronomico a costituire il dato più preciso e inoppugnabile della “Divina Commedia”.     
Tuttavia gli interpreti si sono posti opportunamente il problema di come possa Dio comprendere tutto, secondo tale sistema. Una plausibile risposta, prosegue il relatore, è che Dante abbia precorso talmente i tempi da anticipare il concetto geometrico di ipersfera.
Infatti il Sommo poeta, non esplicitando mai che si tratta di cerchi concentrici, intuisce una tale figura che è irrappresentabile, in quanto abbisognerebbe della quarta dimensione, per noi indisponibile. Quindi, conclude il prof. Calderaro, quello che un medievale aveva ben chiaro e che noi abbiamo smarrito è proprio il senso dell’unità del cosmo, di “un universo che a Dio fa somigliante” o “legato con amore in un volume”, come scrive Dante nell’ultimo canto del Paradiso.
Perdere questo rinvio a Dio della creazione significherebbe, per dirla con Einstein, dimenticare quel senso del mistero che circonda le cose, che è “segno d’ogni vera scienza”. 

 

Il terzo appuntamento dei “Percorsi danteschi”
“L’incontro con Virgilio”
(da 12mesi.it – 28.02.2008)
di Fabio Piemonte

Si è tenuto ieri sera 27 febbraio, alle 18.30, presso la cappella del SS. Rosario il terzo appuntamento dei percorsi danteschi “All’eterno del tempo”, promossi dall’Associazione culturale “Veritatis splendor”.
A parlare della figura di Virgilio, allegoria di una ragione sana, è stato il Prof. Pierfrancesco De Feo, Dottore di Ricerca in Filosofia Medievale dell’Università degli Studi di Salerno. 
Ebbene l’illustre relatore ha tenuto una “lectio magistralis” nel vero senso dell’espressione, in quanto ha spaziato dalle opere di Dante alla lettura metrica dell’Eneide con excursus filosofici e rapidi riferimenti al Vangelo, che è naturalmente parte integrante della formazione dantesca.
Dunque Virgilio, poeta della “suprema costructio” è colui dal quale il Sommo poeta non solo ha appreso “lo bello stile” ma anche la stessa ars poetica, intesa  proprio come capacità estrema di cogliere la verità delle cose, intuendole con amore (da intus-ire: andare dentro).
Così il prof. De Feo va subito al cuore del problema chiedendosi perché Dante abbia scelto Virgilio e non magari Aristotele, che incarnerebbe forse maggiormente la Ragione.
La risposta è semplice: il poeta latino, nella sua opera, ci mostra un “pio Enea” consapevole di un disegno superiore, nel quale sarebbe inserito e del quale sarebbe strumento per realizzarlo.
Al contrario Aristotele non concepiva Dio come una sorta di Provvidenza ante litteram, ma semplicemente come Pensiero eterno di sé stesso, in quanto perfetto.
Quindi Virgilio è aperto a quest’ulteriorità trascendente e- prosegue il prof. De Feo- per questo motivo sarebbe giunto, con la sola ratio, a comprendere un Dio che per amore fa sì che il caos divenga cosmos, ordine. Purtroppo però egli visse al tempo degli “dei falsi e bugiardi” e non poté adorare debitamente Dio, ossia “in spirito e verità”. 
Il poeta latino- continua il relatore- è ancora un’amorevole guida; è colui che Dante definirà: “lo mio maestro e lo mio autore”, proprio perché accresce notevolmente la sua humanitas, incrementandone non solo la sua cultura. Infatti nei vari incontri coi mostri sempre più mostruosi e meno umani, da Caronte  a Gerione, la Ragione personificata insegna che con la tentazione non bisogna transigere; anzi non bisogna proprio discutere con essi, per non rimanere irretiti nelle loro trappole. Insomma questi sono solo alcuni degli spunti di riflessione che il Prof. De Feo ha proposto all’attenzione pubblica, che ha seguito con profondo interesse la sua fervida e appassionata esposizione, per cui non sono mancati neanche gli applausi.
Il prossimo appuntamento dei “Percorsi danteschi” sarà su “La concezione dell’amore in Dante” e si terrà mercoledì 12 marzo alle ore 18.30 presso la cappella del SS. Rosario (adiacente alla Parrocchia di S. Domenico).

 

“Lo studio: passione o imposizione?” al Salone della Provincia
Il Prof. Giuseppe Fioravanti: “Occorre una pedagogia del desiderio”
(da 12mesi.it – 30.02.2008)
di Fabio Piemonte

Altro incontro pubblico promosso dall’Associazione culturale “Veritatis splendor” quello che si è tenuto ieri, venerdì 29 febbraio alle ore 17.30, presso il Salone di Rappresentanza della Provincia.
Al centro dell’attenzione un tema fondamentale: quello della pedagogia dello studio.
A trattarlo è stato il Prof. Giuseppe Fioravanti, Docente di Pedagogia generale presso l’Università “La Sapienza” di Roma e l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. 
Nel corso della sua relazione il professore si è soffermato particolarmente su tutte quelle consuete distorsioni educative, che generano un intelletto “scolasticamente modificato”.
Dunque non bisogna imporre ai figli di studiare, né tanto meno interessarsi al loro andamento scolastico asfissiandoli quotidianamente con domande del tipo: “Hai fatto i compiti!”, quando ci sono già gli insegnanti predisposti a verificare ciò. Bisogna piuttosto attuare una vera e propria pedagogia del desiderio, non prevenendo i figli nei loro bisogni, ma piuttosto facendogli desiderare le cose, perché solo così impareranno ad apprezzarne il valore. Il metodo migliore? Farsi cogliere con un libro in mano e dire al piccolo: “Non lo puoi leggere. È roba per grande!”.
In questo modo- prosegue il Prof. Fioravanti- si stimolerà il loro interesse e si desterà in essi una fruttuosa curiosità, che fortificherà quella stessa volontà, che poi è il desiderio stesso ben orientato Quindi egli sgombra il campo da ogni presunta “buona volontà”, in quanto essa è sempre tale, semmai è l’intelletto che non illumina bene il proprio oggetto. Bisogna educare la volontà stuzzicando il gusto, senza costringerla nelle maglie di quel “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”, affermazione che fra l’altro Alfieri pronunciò non in riferimento allo studio, ma perché voleva costringersi a non veder più una certa ragazza, per la quale aveva preso una bella cotta.
Infine il Prof. Fioravanti si è scagliato con ironia contro tutti quei genitori che mettono mano al telecomando per soffocare ogni anelito alla cultura e, tra un Luca Giurato al mattino e un Mentana alla sera, danno così il buon esempio ai loro figli.
A questo punto sorge spontanea una domanda destinata a non trovare risposta perlomeno nel nostro contesto culturale: “Come questi ragazzi possano riscoprire tale desiderio per lo studio, che parte dall’interno, se sono sollecitati all’esterno dagli stessi mass-media in tutt’altra direzione?

Quale ordine mondiale?
Le politiche degli organismi internazionali su vita e famiglia
(da 12mesi.it – 25.01.2009)
di Fabio Piemonte

Il Prof. Antonio Gaspari, Responsabile del Dipartimento “Uomo e Ambiente” del CESPAS (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo), Direttore del Master in Scienze Ambientali dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma e noto esponente del giornalismo scientifico italiano, ha tenuto il 16 gennaio a Salerno una conferenza sul tema “Quale Ordine Mondiale? Le politiche degli organismi internazionali su vita e famiglia”. L’incontro,  organizzato dall’Associazione Culturale ”Veritatis Splendor”, presieduta dal prof. Marco Di Matteo, si è svolto presso l’Aula Magna del Convento dell’Immacolata ed ha inaugurato il nuovo anno sociale dell’associazione culturale salernitana. Il tema è stato introdotto dal prof. Saul Finucci.
Il Prof. Gaspari si è soffermato soprattutto sui condizionamenti che devianti prospettive ideologiche oggi dominanti  e lobbies molto potenti esercitano sulle politiche degli organismi internazionali, in particolare ONU e Unione Europea. Partendo da un dato statistico sconcertante, secondo cui nel mondo ci sarebbero un aborto ogni 30 secondi e un divorzio ogni 28, l’autorevole studioso ha sottolineato come la crisi più grave che oggi viviamo sia soprattutto di natura morale e spirituale. La crisi dei valori e la degenerazione dei costumi hanno infatti prodotto anche la crisi economica attuale, proprio perché un’eccessiva speculazione si è andata progressivamente sostituendo al rilancio necessario dell’attività lavorativa e dell’economia reale. Così si assiste impotenti in Europa ad assurdi paradossi, primo tra tutti quello per cui si è arrivati a pagare gli agricoltori perché non incentivassero la produzione. Da un’errata prospettiva antropologica sono scaturiti, inoltre, il catastrofismo ambientale e climatico e certe degenerazioni dell’ecologismo, che hanno prodotto un vero e proprio ecoimperialismo, in base al quale sarebbero state sterilizzate milioni di donne in paesi come l’India, la Cina e il Brasile. L’ideologia che soggiace a tali politiche, d’impronta malthusiana, è molto semplice: l’uomo sarebbe solo un consumatore nocivo, il “cancro del pianeta”, e quindi l’unico responsabile dei danni all’ambiente. Da ciò deriva il proliferare di campagne abortistiche e antinatalistiche, fondate sulla convinzione che l’aumento demografico comporterebbe una progressiva riduzione delle risorse disponibili e quindi l’ineluttabile impoverimento del pianeta.
I dati, invece, correttamente interpretati, mostrano una realtà completamente diversa, e cioè che l’uomo è la più grande risorsa esistente e che ogni aumento demografico comporta sempre un incremento delle risorse. D’altronde, la stessa produzione mondiale odierna di alimenti basterebbe a sfamare quasi il doppio della popolazione del globo: ci sono risorse per ben 12 miliardi di persone. Per uscire dalla crisi occorre quindi, sottolinea infine il prof. Gaspari, riproporre l’unico antidoto possibile contro ogni degenerazione ideologica: un nuovo umanesimo cristiano, che ponga nuovamente al centro la dignità della persona. 

 

 

 

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